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Incentivi bici ed eBike: storia, presente e cosa chiedere

Bonus mobilità 2020, IVA ridotta e incentivi all'uso: la guida completa agli incentivi ebike in Italia, cosa è successo e cosa chiedere oggi alle istituzioni.

LF
Redazione CrankPal
3 luglio 2026
4 min di lettura
Incentivi bici ed eBike: storia, presente e cosa chiedere

Il 4 maggio 2020, primo giorno utile per richiedere il bonus mobilità, il click day si esaurì in poche ore: 215 milioni di euro bruciati in meno di un giorno, oltre 600.000 rimborsi erogati con una media di 332 euro a domanda. È stato il più grande esperimento italiano di incentivo diretto all'acquisto di bici ed eBike, ed è tuttora il metro di paragone con cui, quando si parla di incentivi ebike, si misura ogni proposta successiva. Vale la pena ripercorrerlo, capire cosa è rimasto oggi e cosa un'officina dovrebbe chiedere con più forza alle istituzioni.

Il precedente: il bonus mobilità 2020

Il bonus del 2020 nacque come misura emergenziale, legata al distanziamento nei trasporti pubblici durante la pandemia, ma ebbe un effetto che andò molto oltre l'emergenza: contribuì a consolidare il picco di vendite che quell'anno portò l'Italia a 2,01 milioni di bici vendute (+17% sul 2019), il punto più alto dell'ultimo decennio. Da allora la curva si è invertita: -10% nel 2022, -23% nel 2023, fino a 1,303 milioni di unità nel 2025. Il bonus mobilità ha dimostrato una cosa semplice, che ogni operatore di settore ha visto coi propri occhi in negozio: quando l'incentivo è immediato, semplice da richiedere e percepito come "soldi veri e subito", la domanda risponde. Il problema è che da allora non si è più ripetuto con la stessa forza, e gli incentivi regionali o legati a specifiche fasce di reddito che si sono susseguiti non hanno mai avuto lo stesso impatto mediatico né lo stesso volume.

Perché il mercato ne avrebbe di nuovo bisogno

Il contesto in cui si discute oggi di nuovi incentivi è diverso da quello del 2020, ed è più fragile. Il volume d'affari della filiera italiana è sceso da 3,2 miliardi di euro nel 2022 a circa 2,5 miliardi nel 2025, mentre i margini si sono ridotti dal 7,6% del 2021 al 3,2% del 2023. In questo scenario l'eBike è quasi l'unico segmento che continua a crescere in proporzione: rappresenta oggi circa il 20% del venduto in Italia, contro il 10% del 2017 (quando le eBike erano passate da 56.200 a 124.000 unità in un solo anno, +120%). In Germania le eBike hanno già superato le muscolari, arrivando al 53% del venduto nel 2024: è la direzione in cui va il mercato, ma da noi il prezzo d'ingresso resta un ostacolo enorme per una parte di clientela, soprattutto pendolare, che sarebbe l'utente naturale di una eBike urbana.

IVA ridotta: la richiesta più concreta

Se il bonus una tantum è la misura più visibile, l'IVA ridotta sulle biciclette (e in particolare sulle eBike) è la richiesta più strutturale che la filiera porta avanti da anni presso le istituzioni. La logica è la stessa che ha portato altri paesi europei a trattare la bici come mezzo di trasporto sostenibile a tutti gli effetti, non come bene voluttuario: un'aliquota agevolata avrebbe un effetto permanente sul prezzo, senza i picchi e i crolli di domanda tipici dei click day, che spesso finiscono per drogare il mercato nel breve periodo e lasciarlo compresso nei mesi successivi. Per un'officina, un incentivo strutturale come l'IVA ridotta ha anche un altro vantaggio pratico: è prevedibile, si può programmare, non genera le impennate di ordini seguite da mesi di silenzio che hanno reso ingestibile la gestione di magazzino negli anni del bonus mobilità.

Cosa chiedere, con che priorità

Se dovessi ordinare le richieste per impatto reale su un negozio con officina, metterei prima gli incentivi all'utilizzo (buoni chilometrici, rimborsi per il pendolarismo casa-lavoro, defiscalizzazione per le aziende che incentivano i dipendenti ad andare in bici), perché premiano chi usa la bici tutto l'anno e quindi genera manutenzione ricorrente, non solo l'acquisto una tantum. Poi l'IVA ridotta, per il suo effetto strutturale sul prezzo. Infine i bonus diretti all'acquisto, utili per smuovere la domanda ma da disegnare meglio del 2020: legati a un tetto di reddito, distribuiti nel tempo invece che in un click day, e — soprattutto per le eBike — condizionati a un intervento di configurazione o controllo iniziale in officina, così da collegare l'incentivo pubblico anche alla sicurezza e alla corretta gestione della garanzia, che nel 2026 resta il problema gestionale numero uno per chi vende e ripara eBike.

Un'officina che vuole farsi trovare pronta a un nuovo incentivo, qualunque forma prenda, ha bisogno soprattutto di avere i dati in ordine: anagrafica clienti, storico interventi, scadenze di garanzia. È esattamente il terreno su cui lavora CrankPal, il gestionale pensato per le officine di biciclette: se vuoi vedere come tenere il tuo magazzino e i tuoi clienti pronti per la prossima ondata di domanda, puoi dare un'occhiata alla piattaforma CrankPal per officine.

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